La prevenzione è lo strumento che racchiude azioni e comportamenti tesi a evitare per quanto possibile l’insorgere di un cancro o a diagnosticarlo precocemente dando più possibilità di cura.
Una prevenzione efficace parte dalla conoscenza: sapere se e come è possibile ridurre le probabilità di sviluppare un tumore è il primo passo per mantenersi in salute.
Sono numerose le patologie, infatti che, se identificate per tempo, mostrano un tasso di remissione molto più elevato. Guarire è più semplice se queste malattie vengono trattate nelle prime fasi di sviluppo.
Inoltre, la Ricerca trova continuamente nuove evidenze del fatto che uno stile di vita salutare, possibilmente mantenuto lungo tutta la vita, può ridurre il livello di infiammazione del corpo e prevenire l’insorgenza di molte patologie.
Non si può non ricordare però che il rischio è sempre individuale ed è dovuto alla combinazione di diversi fattori, genetici, ambientali, comportamentali e casuali.
La prevenzione si divide in tre tipi principali: primaria , secondaria e terziaria.
I fattori di rischio per l’insorgenza del cancro sono non modificabili, come il genere, un particolare assetto genetico e l’età, e modificabili, legati per esempio ai comportamenti.
Scopo della prevenzione primaria è ridurre l’incidenza del cancro, ossia il numero di nuovi casi, tenendo sotto controllo i fattori di rischio modificabili e aumentando la resistenza individuale a tali fattori.
I consigli di prevenzione rivolti a tutta la popolazione, in qualunque fascia di età sono:
Le vaccinazioni sono invece azioni di prevenzione primaria rivolte a specifiche fasce di età, somministrate gratuitamente dal Sistema sanitario nazionale:
Per le persone che per storia familiare possono essere portatrici di geni (es. BRCA 1 e BRCA2) che predispongono ad alcuni tipi di cancro è consigliato valutare con il proprio medico la possibilità di svolgere specifici test genetici. In caso di esito positivo, il medico potrà suggerire esami di prevenzione e sorveglianza o operazioni chirurgiche, come per esempio la mastectomia o l’asportazione delle ovaie per ridurre il rischio dei rispettivi tumori.
Coloro che hanno particolari abitudini e comportamenti, come i fumatori o i forti bevitori, sono considerate persone ad alto rischio e necessitano di prestare particolare attenzione ai controlli e agli esami per la diagnosi precoce.
La prevenzione secondaria coincide quindi con le misure che permettono una diagnosi precoce e idealmente interviene nel periodo tra l’insorgenza biologica della malattia e la manifestazione dei primi sintomi.
In Italia le campagne nazionali di screening comprendono gli esami per la prevenzione del tumore alla cervice uterina, al seno e al colon-retto.
Tumore della cervice uterina
Gli esami di screening sono il Pap test e il test dell’HPV DNA, anche detto HPV test. Sono entrambi gratuiti e si effettuano con il prelievo indolore di un campione di cellule del collo dell’utero.
L’attività di screening è raccomandata dai 25 fino ai 65 anni di età. Infatti le donne giovani sono soggette a frequenti infezioni da Papillomavirus che, però, solitamente regrediscono in modo spontaneo. Oltre i 65 anni invece il rischio di sviluppare un tumore del collo dell’utero si abbassa considerevolmente.
Per le donne tra i 25 e i 29 anni il test di riferimento è il Pap test da effettuare ogni 3 anni.
Tra i 30 e i 65 anni si effettua il test dell’HPV DNA da ripetere ogni 5 anni.
Tumore al seno
Con la mammografia si può visualizzare precocemente la presenza di noduli non ancora palpabili che possono essere dovuti alla presenza di un tumore al seno. I programmi di screening sono gratuiti e richiedono di effettuare due proiezioni radiografiche, dall’alto e laterale. I risultati vengono valutati separatamente da due radiologi per garantire una maggiore affidabilità della diagnosi.
La mammografia si rivolge alle donne tra i 50 e i 69 anni da ripetere ogni 2 anni. In alcune Regioni si sta verificando l’efficacia di questo esame anche nelle donne tra i 45 e i 74 anni.
Partecipando allo screening in questa fascia di età e con questa frequenza si può ridurre del 40 per cento circa il rischio di mortalità per tumore mammario nella popolazione.
Tumore al colon-retto
La ricerca del sangue occulto nelle feci (SOF) e la rettosigmoidoscopia sono i due test di screening attualmente in uso per la prevenzione secondaria del tumore al colon-retto. Questa neoplasia origina quasi sempre da polipi adenomatosi, tumori benigni, che si possono trasformare in forme maligne nel giro di 7-15 anni. In questa finestra temporale lo screening consente di identificare ed eliminare i polipi prima che acquistino caratteristiche pericolose.
La ricerca del sangue occulto nelle feci è consigliata nelle persone tra i 50 e i 69 anni da ripetere ogni 2 anni. Questo test permette di ritrovare delle tracce di sangue ricollegabili al sanguinamento di un polipo. Nel caso l’esito sia positivo, si deve confermare il sospetto diagnostico con la colonscopia.
La rettosigmoidoscopia viene effettuata tra i 58 e i 60 anni, una sola volta nella vita. Questo esame esplora la zona più bassa dell’intestino, dove si sviluppano il 70 per cento circa dei tumori al colon-retto. Se risulta negativa non deve essere ripetuta, perché si stima che occorrano circa 10 anni prima che una lesione si sviluppi e possa dare origine a un eventuale tumore.
Si parla quindi della diminuzione del rischio di recidive e delle eventuali metastasi, dopo che un tumore è stato curato, per esempio, con chirurgia, radioterapia, chemioterapia e immunoterapia.
Gli strumenti della prevenzione terziaria sono le terapie adiuvanti e la diagnosi precoce delle recidive.
Terapie adiuvanti
Possono includere la chemioterapia, la radioterapia e i trattamenti ormonali, a seconda dei pazienti e del tipo di tumore. Servono a prolungare gli intervalli di tempo liberi da malattia, aumentando la sopravvivenza.
Diagnosi precoce delle recidive
La diagnosi precoce delle recidive avviene attraverso semplici prelievi di sangue per il rilevamento di marcatori tumorali (per esempio il CA-125 per il tumore ovarico). Questi esami sono effettuati a intervalli di tempo più ravvicinati nel periodo immediatamente successivo al trattamento del tumore primario. Nel tempo diventano sempre meno frequenti se non rilevano variazioni significative. Se invece i livelli dei marcatori aumentano, il medico potrà suggerire come intervenire.
Altri esami specifici a seconda del tipo di tumore, come la tomografia computerizzata (TC), la radiografia, la colonscopia o l’ecografia.
Adottare uno stile di vita sano, che include una corretta alimentazione, attività fisica regolare, riposo adeguato e tecniche di gestione dello stress.
Sottoporsi a controlli medici periodici (check-up) e aderire ai programmi di screening raccomandati in base all’età e ai fattori di rischio individuali.
Riconoscere ed eliminare i fattori di rischio, sia nella vita quotidiana (es. fumo, alcol) che sul lavoro, dove rientrano misure specifiche per la sicurezza professionale.
Il tasso di sopravvivenza al tumore ovarico, per fare un esempio, supera l’80% a cinque anni dalla diagnosi quando la malattia viene diagnosticata ancora confinata nella sede ovarica, mentre crolla fino al 20% negli stadi successivi, quando alla diagnosi la malattia è diffusa.
Qualcosa di analogo accade pure per il tumore al seno. Anche se l’incidenza di questo tipo di tumore è alta, negli anni si è registrato un calo significativo della mortalità e un aumento del tasso di guarigione, grazie ai controlli di routine regolari, alle diagnosi tempestive e all’uso di terapie più efficaci.
Il tumore alla mammella è il più frequente tra le donne, rappresentando il 30% di tutti i tumori femminili. Nel 2023 sono stati diagnosticati circa 55.900 nuovi casi.
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La mammografia consente di individuare noduli anche di piccole dimensioni, non ancora palpabili, aumentando così le possibilità di cura. In caso di risultato dubbio o positivo, vengono effettuati ulteriori esami diagnostici come ecografie, risonanze magnetiche o biopsie, per confermare la diagnosi e iniziare il percorso terapeutico.
Per le donne al di sotto dei 45 anni di età si consiglia di sottoporsi ad un esame ecografico una volta all’anno.
Il carcinoma della cervice uterina è il quinto tumore più frequente nelle donne sotto i 50 anni. Grazie agli screening, la sopravvivenza a 5 anni è del 68%.
I principali test di screening sono:
Pap-test , consigliato ogni 3 anni per donne dai 25 ai 30 anni
HPV-DNA test , raccomandato ogni 5 anni per donne dai 30 ai 64 anni,che ricerca infezioni da Papilloma Virus ad alto rischio.
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Se i risultati dei test sono positivi, è previsto un approfondimento diagnostico con colposcopia o biopsia per confermare o escludere la presenza di lesioni tumorali o pre-tumorali.
Per effettuare test, controlli e esamI oncologici.
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