La vulva è la parte più esterna dell’apparato genitale femminile. Oltre all’apertura vaginale (detta vestibolo), comprende le grandi e le piccole labbra ‒ strutture cutanee che proteggono l’apertura vaginale ‒ e il clitoride, formato da tessuto molto sensibile che si rigonfia all’aumento del passaggio di sangue in seguito alla stimolazione sessuale.
Il tumore alla vulva è una neoplasia rara che colpisce i tessuti esterni dell’apparato genitale femminile, può svilupparsi principalmente nelle labbra vaginali, nel clitoride o nella zona perineale. Spesso è un carcinoma a cellule squamose e può manifestarsi più frequentemente nelle donne anziane.
Il tumore della vulva non è molto diffuso. In Italia si contano circa 1.200 casi ogni anno. Insieme con il tumore della vagina, i due tumori rappresentano circa il 5 per cento di tutte le neoplasie che coinvolgono l’apparato genitale femminile.
La patologia può colpire persone di tutte le età, ma nella maggior parte dei casi la diagnosi riguarda donne attorno ai 70 anni e molto più raramente donne di età inferiore ai 40. Per esempio, l’incidenza del tumore della vulva è 10 volte maggiore nelle donne con più di 75 anni. È verosimile che, con l’allungamento della vita media, i casi di carcinoma vulvare aumenteranno, ma esistono anche forme intraepiteliali giovanili che devono essere diagnosticate correttamente e tempestivamente.
Il tumore della vulva, come quello della vagina, può essere del tutto asintomatico almeno nelle prime fasi o dare origine a sintomi generici attribuibili anche ad altre patologie non di tipo oncologico. Nel caso di sintomi sospetti è sempre consigliabile rivolgersi al medico o al ginecologo.
La maggior parte delle donne affette da carcinoma invasivo della vulva si presenta al medico con una tumefazione (33-75 per cento dei casi), associata a prurito (30-82 per cento), e talvolta a dolore o bruciore o sanguinamenti, soprattutto nelle forme avanzate.
Possono comparire noduli o escrescenze, cambiamenti di colore o consistenza della pelle e dolore durante i rapporti sessuali o la minzione.
I principali fattori di rischio sono l’infezione da HPV, il lichen sclerosus, il fumo, l’età avanzata, l’immunodepressione, la storia di tumori ginecologici e l’esposizione prolungata a infiammazioni croniche.
Anche la presenza di displasie vulvari o neoplasie intraepiteliali vulvari aumenta il rischio.
La diagnosi avviene con esame ginecologico, colposcopia e, nel caso di lesioni sospette, con la biopsia, cioè il prelievo di alcune cellule da analizzare al microscopio, che permette di stabilire o escludere con certezza la presenza di tumore della vulva. Una volta diagnosticato con certezza il tumore, si procede con ulteriori esami per capire se la malattia si è diffusa anche in altri organi: risonanza magnetica, TC, PET e alcuni esami endoscopici.
Il trattamento include la chirurgia che può essere più o meno invasiva a seconda dei casi. In genere, se il tumore è di dimensioni notevoli (almeno 2 cm) si procede anche alla rimozione dei linfonodi. A differenza di quanto accadeva in passato, la chirurgia di questi tumori è oggi sempre meno invasiva e cerca di tener conto anche dell’impatto psicologico e funzionale che un intervento troppo demolitivo può avere sulla vita sessuale e di relazione della donna. La chirurgia laser che asporta o vaporizza le cellule tumorali, per esempio, è efficace per le lesioni precancerose vulvari (VIN) , ma non è adatta al trattamento dei tumori invasivi. In quei casi si ricorre alla chirurgia tradizionale, che prevede l’asportazione dei tessuti interessati dal tumore e, se necessario, anche la successiva ricostruzione delle parti rimosse.
Segue la radioterapia e, nei casi avanzati, chemioterapia.
L’approccio varia in base allo stadio della malattia. Nelle fasi iniziali, la chirurgia può essere curativa, mentre i casi avanzati richiedono terapie combinate.
La prevenzione consiste nella vaccinazione contro l’HPV, nella riduzione dei fattori di rischio come il fumo e nei controlli ginecologici regolari.
È importante trattare precocemente condizioni come il lichen sclerosus e segnalare prontamente cambiamenti vulvari per una diagnosi tempestiva.
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