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Trovato l’interruttore molecolare del tumore alla vescica

Pubblicato il Dicembre 16, 2024
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Tumori superficiali e profondi: un unico processo patologico

Fino a oggi, si pensava che i tumori vescicali superficiali e quelli muscolo-invasivi fossero due forme distinte. Lo studio italiano dimostra invece che si tratta di stadi diversi dello stesso processo tumorale, che evolve nel tempo secondo meccanismi ben precisi.
Coordinato da Salvatore Pece, docente di Patologia generale e direttore di laboratorio presso lo IEO, lo studio mostra come sia possibile prevedere con maggiore precisione quali tumori superficiali sono destinati a diventare invasivi, migliorando notevolmente l’approccio clinico.

Numb, la proteina chiave e il suo legame con l’aggressività tumorale

Al centro della scoperta c’è Numb, una proteina normalmente presente nella vescica, ma assente in oltre il 40% dei tumori vescicali. Quando Numb viene a mancare, si innesca una cascata molecolare che rende il tumore più proliferativo e invasivo. Questo passaggio consente alle cellule tumorali di penetrare negli strati profondi della vescica, trasformando il tumore da non-muscolo-invasivo a muscolo-invasivo, con peggioramento del decorso clinico e necessità di interventi drastici, come la rimozione chirurgica dell’intera vescica.

Una nuova strada per terapie mirate e più efficaci

Grazie a esperimenti in laboratorio e su tumori umani privi di Numb, i ricercatori hanno scoperto che l’assenza della proteina attiva Yap, un oncogene che alimenta la crescita e l’aggressività del tumore.
Tuttavia, c’è una buona notizia: alcuni farmaci già in uso per altre patologie sono in grado di interferire con questo meccanismo e bloccare la progressione tumorale. Secondo Daniela Tosoni e Francesco Tucci, tra gli autori dello studio, i tumori senza Numb sono più vulnerabili e possono essere bersagliati con trattamenti innovativi.
“Questa scoperta ha un forte potenziale clinico. Oggi mancano strumenti affidabili per distinguere i pazienti a basso o alto rischio. Grazie a questo biomarcatore, potremo offrire cure su misura, evitando terapie inutili per alcuni e puntando su trattamenti mirati per altri”, spiega Pece.
L’identificazione di una firma molecolare specifica permetterà presto di sapere con precisione quali pazienti possono beneficiare delle nuove terapie mirate, migliorando diagnosi, trattamento e qualità della vita.

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